Impianti trattamento rifiuti: scenario e prospettive di sviluppo

Impianti trattamento rifiuti: scenario e prospettive di sviluppo

L’Italia è leader nel riciclo ma è ancora carente sul recupero e trattamento dei rifiuti, in particolar modo quelli urbani, per l’assenza di un’adeguata copertura impiantistica sul territorio.

Questa la segnalazione che emerge da diversi studi del settore. Si evidenziano in particolare il Report “Ambiente, Energia, Lavoro – La centralità dei rifiuti da attività economiche”, di Assoambiente (Associazione Imprese Servizi Ambientali ed Economia Circolare), che sottolinea come l’incapacità di trattare e gestire il rifiuto all’interno del territorio nazionale costa al Bel Paese circa 1 miliardo di euro l’anno.

Lo studio di Utilitalia (la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche), invece, evidenzia che per rispondere concretamente agli obiettivi posti dall’UE servono almeno 30 impianti trattamento rifiuti entro il 2035.

Il quadro nazionale degli impianti trattamenti rifiuti

Sono 5,8 milioni le tonnellate di rifiuti urbani prodotte in Italia e conferite alle discariche. L’obiettivo posto dall’Unione Europea è di abbattere questo quantitativo del 10% entro il 2035, con la prospettiva negli anni a venire di azzerare la percentuale di rifiuti conferita allo smaltimento, favorendone, invece, il riciclaggio ed il recupero.

Un obiettivo chiaro, preciso e temporizzato a cui l’Italia è chiamata a rispondere.

La soluzione risiede negli impianti trattamento rifiuti, una fonte essenziale per perseguire gli obiettivi di sostenibilità stabiliti dalle direttive europee, nonché uno strumento concreto per promuovere efficacemente l’economia circolare.

Impianti trattamento rifiuti dalla pulizia delle strade

Tra le tipologie di impianti trattamenti rifiuti in sviluppo ci sono quelli dedicati al recupero dei rifiuti provenienti dalla pulizia delle strade: le cosiddette terre da spazzamento.

Si tratta di strutture finalizzate al recupero di materia, ovvero di dar vita a nuovi materiali che possono essere reimmessi del ciclo produttivo o prodotti finiti che possono essere commercializzati sul mercato.

Un vero e proprio esempio di economia circolare reso possibile grazie alla tecnologia di riferimento del settore fondata sul processo di soil-washing: attraverso specifiche operazioni di lavaggio del rifiuto viene separata la frazione organica da quella inorganica. Si recupera così oltre il 90% del rifiuto di ingresso (dati Rapporto “Il riciclo in Italia 2022).

Il quadro attuale evidenzia 18 impianti per il trattamento dei rifiuti da spazzamento stradale presenti sul suolo italiano, distribuiti disomogeneaménte tra le regioni (12 al Nord, 4 al Centro e 2 nel Sud) e con forti discrepanze in termini di capacità di recupero: il Nord recupera 288.000 tonnellate di terre da spazzamento, il Centro 95.800, il Sud 63.700 (Dati ISPRA 2020).

Occorre dunque intervenire con investimenti mirati, vedi PNGR – Programma Nazionale per la Gestione dei Rifiuti, affinché si possa colmare il fabbisogno impiantistico del Paese e ridurre i flussi extra-regionali.

Impianti trattamento rifiuti spiaggiati

Lo sviluppo tecnologico e gli investimenti in ricerca e sviluppo del settore hanno permesso di sviluppare anche impianti trattamento rifiuti per recuperare la posidonia che usualmente di deposita sui litorali.  

Grazie a queste tecnologie la sabbia viene recuperata dagli arenili, sottoposta ad uno specifico processo di lavaggio, e restituita alla spiaggia di origine lavata, priva di contaminanti e frazioni indesiderate.

Non solo sabbia, dall’impianto vengono recuperati anche:

  • Sovvallo e rifiuti antropici: rifiuti non pericolosi da inviare a recupero/smaltimento
  • Organico: alghe (posidonia) lavate avviate a recupero nel settore agricolo e nella bioedilizia
  • Fango disistratato: rifiuto non pericoloso avviato a recupero/smaltimento

Una soluzione che risponde concretamente anche al fenomeno dell’erosione costiera che, in Italia, interessa più del 75% delle spiagge.

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